MI MUOVO VERSO EST (#16) - CONCLUSIONE PARTE DUE. un vero uomo, come ogni vero artista, sa quando è il momento di dire basta. e noi siamo uomini a cui piacerebbe essere artisti solo per giustificare i propri capricci. gli ultimi giorni sono passati lisci, è vero,  ma dopo “L’Esperienza Trojtsk” io non sono più lo stesso e la voglia di tornare a casa è diventata una dittatura mentale. diciamo addio a questo paese come abbiamo detto addio alle donne e agli uomini che abbiamo incontrato lungo il nostro viaggio: io, Diego e Pisterzius ubriachi marci e senza passaporto pisciamo in piena notte sulle lapidi di un cimitero a Belgorod, a pochi chilometri dal confine Ucraino. la momentanea solennità del gesto lascia ben presto il posto alla trama dell’ultimo film di Carpenter (hey John, se c’avessi visto c’avresti scritturato immediatamente!) in cui una manciata di zombie sovietici ci inseguono per le vie della città con i loro liquidator infernali carichi della nostra stessa orina. comincia così il nostro lungo ritorno verso quella che a forza di viverci è diventata la nostra casa e proprio quando comincio a pensare “voglio solo chiudere gli occhi e riaprirli in Italia”, proprio in quel momento il viaggio si dimostra ancora ricco di sorprese. (lasciatemelo dire: non c’è vita noiosa se sei un fissato dei particolari). ci togliamo le ultime dita dal culo rappresentate dalle frontiere russe e ucraine. è un po come vagare nel reparto ritardati in cui gli sbirri preferisco pesare i passaporti piuttosto che contarli. “35 grammi? ok, a occhio e croce dovrebbero essere 6”. consumati dalla visione delle passere secche delle vecchie signore che li aspettano a casa (perché dovete sapere che le femmine nei paesi dell’Est sono dei fiori stupendi fino ai 30 anni, poi vengono messe in lavatrice con l’acido muriatico e asciugate col fon scoreggione), ti studiano e giocano a “indovina chi” con la foto dei documenti, pratica che li diverte tantissimo. come dicevo poco fa, una volta passate le frontiere, ricomincio a respirare buoni propositi e questo non sarebbe possibile se io non realizzassi immediatamente una cosa: passata l’Ucraina il mondo mi ha preso in giro facendomi credere di essere brutto. rileggo di sfuggita i primi post e vedo in me un tipo che ha frainteso l’inverno e non lo ha preso per quello che in realtà è, ovvero una fase. pensare che questi paesi siano brutti a vedersi è sbagliato, soprattutto per quello che riguarda l’Ucraina, l’Ungheria e la Slovenia. scrivevo nel Post #2 “…solcare la Slovenia è come guardarsi un film in bianco e nero”. ora invece mi sembra di essere in Toscana con la sola differenza che le colline sono un attimo più alte e non ci becchi Sting sopra mentre pesta l’uva. eh mio caro Sting, sei venuto in Italia per la figa e per il vino ma come mai nessuno ti ha mai accusato di essere alcolizzato e sessista? alzi la mano chi pensa che tornare da un tour del genere sia come tornare a casa dopo aver fatto la spesa al market. il momento successivo al ritorno effettivo è quello più difficile da superare: hai desiderato come un disperato di tornare a casa e ora che dormi nello stesso letto per due giorni di seguito ti sembra di buttare la vita e tutte le possibilità che avresti se prendessi e ripartissi di nuovo, con in faccia la follia, come hai fatto un mese fa. quando sei on the road le persone e le città cambiano ogni giorno, non appartieni più a niente e la tua casa è una balena a quattro ruote che costa una fortuna mantenere. sei ospite perenne di quello che c’è, nessuno si aspetta che tu resti li perché tutti sanno che se ti fermi sei morto, quindi ti ritrovi nuovamente sulla soglia di qualche casa a fare “ciao” con la mano. ti liberi dalla responsabilità delle tue azioni, sai che domani non sarai li e diventi un animale. mangiare ovunque, dormire dovunque, suonare comunque. se per caso capita di restare due giorni nello stesso posto ti manca l’aria, apprezzi il riposo si, ma chissenefrega del riposo quando hai la possibilità di vedere il mondo. quante persone se lo lasciano sfuggire, il mondo? qualcuno potrebbe dire che il gioco sta diventando vecchio e sarà anche vero, ma scommetto che nessuno qui ha le palle per fare i conti con la normalità. scappare è una droga e in confronto smettere di fumare è come lavarsi i denti la mattina. dovevamo pensarci prima, dovevo pensarci prima. 
ora l’insoddisfazione vorrebbe stringere amicizia con te.
accetti o rifuti?

MI MUOVO VERSO EST (#16) - CONCLUSIONE PARTE DUE. un vero uomo, come ogni vero artista, sa quando è il momento di dire basta. e noi siamo uomini a cui piacerebbe essere artisti solo per giustificare i propri capricci. gli ultimi giorni sono passati lisci, è vero,  ma dopo “L’Esperienza Trojtsk” io non sono più lo stesso e la voglia di tornare a casa è diventata una dittatura mentale. diciamo addio a questo paese come abbiamo detto addio alle donne e agli uomini che abbiamo incontrato lungo il nostro viaggio: io, Diego e Pisterzius ubriachi marci e senza passaporto pisciamo in piena notte sulle lapidi di un cimitero a Belgorod, a pochi chilometri dal confine Ucraino. la momentanea solennità del gesto lascia ben presto il posto alla trama dell’ultimo film di Carpenter (hey John, se c’avessi visto c’avresti scritturato immediatamente!) in cui una manciata di zombie sovietici ci inseguono per le vie della città con i loro liquidator infernali carichi della nostra stessa orina. comincia così il nostro lungo ritorno verso quella che a forza di viverci è diventata la nostra casa e proprio quando comincio a pensare “voglio solo chiudere gli occhi e riaprirli in Italia”, proprio in quel momento il viaggio si dimostra ancora ricco di sorprese. (lasciatemelo dire: non c’è vita noiosa se sei un fissato dei particolari). ci togliamo le ultime dita dal culo rappresentate dalle frontiere russe e ucraine. è un po come vagare nel reparto ritardati in cui gli sbirri preferisco pesare i passaporti piuttosto che contarli. “35 grammi? ok, a occhio e croce dovrebbero essere 6”. consumati dalla visione delle passere secche delle vecchie signore che li aspettano a casa (perché dovete sapere che le femmine nei paesi dell’Est sono dei fiori stupendi fino ai 30 anni, poi vengono messe in lavatrice con l’acido muriatico e asciugate col fon scoreggione), ti studiano e giocano a “indovina chi” con la foto dei documenti, pratica che li diverte tantissimo. come dicevo poco fa, una volta passate le frontiere, ricomincio a respirare buoni propositi e questo non sarebbe possibile se io non realizzassi immediatamente una cosa: passata l’Ucraina il mondo mi ha preso in giro facendomi credere di essere brutto. rileggo di sfuggita i primi post e vedo in me un tipo che ha frainteso l’inverno e non lo ha preso per quello che in realtà è, ovvero una fase. pensare che questi paesi siano brutti a vedersi è sbagliato, soprattutto per quello che riguarda l’Ucraina, l’Ungheria e la Slovenia. scrivevo nel Post #2 “…solcare la Slovenia è come guardarsi un film in bianco e nero”. ora invece mi sembra di essere in Toscana con la sola differenza che le colline sono un attimo più alte e non ci becchi Sting sopra mentre pesta l’uva. eh mio caro Sting, sei venuto in Italia per la figa e per il vino ma come mai nessuno ti ha mai accusato di essere alcolizzato e sessista? alzi la mano chi pensa che tornare da un tour del genere sia come tornare a casa dopo aver fatto la spesa al market. il momento successivo al ritorno effettivo è quello più difficile da superare: hai desiderato come un disperato di tornare a casa e ora che dormi nello stesso letto per due giorni di seguito ti sembra di buttare la vita e tutte le possibilità che avresti se prendessi e ripartissi di nuovo, con in faccia la follia, come hai fatto un mese fa. quando sei on the road le persone e le città cambiano ogni giorno, non appartieni più a niente e la tua casa è una balena a quattro ruote che costa una fortuna mantenere. sei ospite perenne di quello che c’è, nessuno si aspetta che tu resti li perché tutti sanno che se ti fermi sei morto, quindi ti ritrovi nuovamente sulla soglia di qualche casa a fare “ciao” con la mano. ti liberi dalla responsabilità delle tue azioni, sai che domani non sarai li e diventi un animale. mangiare ovunque, dormire dovunque, suonare comunque. se per caso capita di restare due giorni nello stesso posto ti manca l’aria, apprezzi il riposo si, ma chissenefrega del riposo quando hai la possibilità di vedere il mondo. quante persone se lo lasciano sfuggire, il mondo? qualcuno potrebbe dire che il gioco sta diventando vecchio e sarà anche vero, ma scommetto che nessuno qui ha le palle per fare i conti con la normalità. scappare è una droga e in confronto smettere di fumare è come lavarsi i denti la mattina. dovevamo pensarci prima, dovevo pensarci prima. 

ora l’insoddisfazione vorrebbe stringere amicizia con te.

accetti o rifuti?