MI MUOVO VERSO OVEST (#13) - scrivo questo tredicesimo intervento mentre vivo uno dei momenti più belli da quando sono in viaggio verso est: la città è la tipica città sovietica, Chelyabinsk, un agglomerato romantico di palazzi e ghiaccio sporco, ma il luogo in cui mi trovo a passare la notte non è la solita bettola con l’arredamento anni ‘70 ma bensì un graziosissimo albergo, il Tri Kita (che bel nome del cazzo), un albergo appunto frequentato soprattutto da sportivi (in realtà non capisco bene cosa voglia dire “frequentato da sportivi” ma così mi hanno riferito: fino ad adesso il parziale è zoccole 5 - sportivi 0). è una piccola oasi felice con stanze calde, moderne e le pareti tappezzate di immagini di tipi che giocano a hockey, fanno sci di fondo e altre le cose che puoi fare sulla neve, vero unico tesoro inutile di questo paese. hanno persino la TV al Tri Kita e due giovani ragazze alla reception che fanno facce strane quando vado li ad implorarle di vendermi dell’acqua. dell’acqua? ragazzo ma sei impazzito? cosa diavolo vuoi farci con l’acqua. niente signore, niente. prenderò un succo d’ananas. domani la sveglia è tardi, questo vuol dire che dormirò comunque poco perché andrò a letto tardi, ma lo farò perdendo tempo facendo cazzate. quando la sveglia suonerà dovrò rimettermi in quel cesso ambulante di van per oltre 20 ore prima di raggiungere Nizhni Novgorod, città dal nome raccapricciante che al solo pensiero mi fa venire voglia di ficcarmi sotto le coperte e scaccolarmi con la borsa dell’acqua calda infilata fra le cosce (in alto ho voluto mettere la cartina del viaggio, o meglio, del seconda parte del viaggio. non è infatti inclusa l’Ucraina e le prime 3 date in Russia). mi sono preso una leggera tosse nervosa che non mi è totalmente sconosciuta, è fastidiosa e persistente e a lungo andare mi abbassa la voce. per fortuna mancano 6 giorni alla fine della guerra, il nemico abdicherà e noi finiremo tutti ad ingrassare i sussidiari. le giornate passano veloci per questo mi ritrovo a sorridere guardando il calendario. Andrea non mi dirai che è diventato un incubo? no, ma sono sicuro che quando premerò l’acceleratore per guidare verso Roma alzerò il volume dell’autoradio cercando qualche bella canzone da cantare a voce alta. in Russia ti insaponi con la merda e ti sciacqui con il piscio. se l’Italia è un paese per vecchi questo è un paese per nessuno e noi ci stiamo scavando la fossa da soli facendo di tutto per somigliargli il più possibile. a Tyumen, cittadina bianca della Siberia Occidentale, il mio viaggio verso Est è finalmente arrivato a conclusione e, con qualche dolore qua e la, è cominciato quello verso Ovest, il ritorno alla civiltà, almeno per come la concepisco io: acqua calda, alberi verdi e il latte la mattina. non sono io a dire che questo posto non è facile da vivere ma 17 milioni di km quadrati per 140 milioni di persone che parlano da sole. sorseggio il mio succo d’ananas pensando a quale tragitto fanno gli ananas per arrivare a Chelyabinsk, solo per farsi bere dai russi. che stupidi. gli ananas. 

MI MUOVO VERSO OVEST (#13) - scrivo questo tredicesimo intervento mentre vivo uno dei momenti più belli da quando sono in viaggio verso est: la città è la tipica città sovietica, Chelyabinsk, un agglomerato romantico di palazzi e ghiaccio sporco, ma il luogo in cui mi trovo a passare la notte non è la solita bettola con l’arredamento anni ‘70 ma bensì un graziosissimo albergo, il Tri Kita (che bel nome del cazzo), un albergo appunto frequentato soprattutto da sportivi (in realtà non capisco bene cosa voglia dire “frequentato da sportivi” ma così mi hanno riferito: fino ad adesso il parziale è zoccole 5 - sportivi 0). è una piccola oasi felice con stanze calde, moderne e le pareti tappezzate di immagini di tipi che giocano a hockey, fanno sci di fondo e altre le cose che puoi fare sulla neve, vero unico tesoro inutile di questo paese. hanno persino la TV al Tri Kita e due giovani ragazze alla reception che fanno facce strane quando vado li ad implorarle di vendermi dell’acqua. dell’acqua? ragazzo ma sei impazzito? cosa diavolo vuoi farci con l’acqua. niente signore, niente. prenderò un succo d’ananas. domani la sveglia è tardi, questo vuol dire che dormirò comunque poco perché andrò a letto tardi, ma lo farò perdendo tempo facendo cazzate. quando la sveglia suonerà dovrò rimettermi in quel cesso ambulante di van per oltre 20 ore prima di raggiungere Nizhni Novgorod, città dal nome raccapricciante che al solo pensiero mi fa venire voglia di ficcarmi sotto le coperte e scaccolarmi con la borsa dell’acqua calda infilata fra le cosce (in alto ho voluto mettere la cartina del viaggio, o meglio, del seconda parte del viaggio. non è infatti inclusa l’Ucraina e le prime 3 date in Russia). mi sono preso una leggera tosse nervosa che non mi è totalmente sconosciuta, è fastidiosa e persistente e a lungo andare mi abbassa la voce. per fortuna mancano 6 giorni alla fine della guerra, il nemico abdicherà e noi finiremo tutti ad ingrassare i sussidiari. le giornate passano veloci per questo mi ritrovo a sorridere guardando il calendario. Andrea non mi dirai che è diventato un incubo? no, ma sono sicuro che quando premerò l’acceleratore per guidare verso Roma alzerò il volume dell’autoradio cercando qualche bella canzone da cantare a voce alta. in Russia ti insaponi con la merda e ti sciacqui con il piscio. se l’Italia è un paese per vecchi questo è un paese per nessuno e noi ci stiamo scavando la fossa da soli facendo di tutto per somigliargli il più possibile. a Tyumen, cittadina bianca della Siberia Occidentale, il mio viaggio verso Est è finalmente arrivato a conclusione e, con qualche dolore qua e la, è cominciato quello verso Ovest, il ritorno alla civiltà, almeno per come la concepisco io: acqua calda, alberi verdi e il latte la mattina. non sono io a dire che questo posto non è facile da vivere ma 17 milioni di km quadrati per 140 milioni di persone che parlano da sole. sorseggio il mio succo d’ananas pensando a quale tragitto fanno gli ananas per arrivare a Chelyabinsk, solo per farsi bere dai russi. che stupidi. gli ananas.