![generalmente non tratto d’attualità onde evitare noiosi sproloqui senza spessore di cui ne sono pieni giornali, blog, televisioni e tutto quello che riguarda il mondo dei media. nonostante ciò c’è da dire che la dichiarazione del Der Spiegel (testata tedesca) sui fatti della crociera bla bla bla mi ha fatto sentire ad un passo da una verità.
«con noi certe cose non accadono perchè a differenza degli italiani siamo una razza» [cit. Der Spiegel]
uuh quanta verità c’è qui dentro. uuh quanto mi sento friggere dentro. uuh che incontrollabile fremito sta attraversando ora il mio corpo. devo calmarmi altrimenti rischierò di sbagliare la cosecutio temporum e le mie elucubrazioni non avranno più il minimo senso perchè scritte male. vado a farmi un tè. ma quale tè? poi mi schizza la pressione, faccio un casino. niente tè. torniamo a noi: stizzito per le dichiarazioni tedesche Il Giornale (testata italiana) ha controbattuto scagliando addosso a tutto il popolo tedesco il famigerato anatema che li rincorrerà per l’eternità: l’anatema nazista. citando testualmente il giornale italiano si procede così:«Il settimanale Der Spiegel ci definisce un popolo di codardi perchè “gli italiani non sono una razza”. Loro si, invece, e lo hanno dimostrato con Hitler»a parte le disdicevoli sembianze che il giornalismo contemporaneo da ad un tema così importante facendolo sembrare un battibecco isterico tra laziali e romanisti, nella reazione allergica del Giornale c’è un altro paio di verità, nascoste si, ma pur sempre verità. c’è comunque da dire che se non fosse per i subbugli classisti degli ultimi mesi probabilmente queste dichiarazioni si sarebbero neutralizzate nell’atmosfera come un cattivo odore all’aria aperta, ma io come te, come lui e come lei, siamo vittime coinvolte dall’attualità, dalla notizia, dal criterio semantico del termine inglese “news” - “nuo-vità”. il lavoro che dobbiamo cercare di fare è un operazione che a noi ultime generazioni non viene richiesto molto spesso: riflettere. comincerò formulando un pensiero che dovete promettermi di capire. come si fa a definire codarda una rivoluzione strutturale del sistema delle cose? ora se mi concedete di sostituire “una rivoluzione strutturale del sistema delle cose” con “movimento nazista” vi farò non poco innervosire. sento che il vostro pensiero si sta già rifugiando nello Schindler’s List di Spielberg, ecco, se così fosse io inviterei tutti quelli che hanno ceduto alla sindrome del Diario di Anna Frank dall’abbandonare questa lettura, immediatamente, perchè con loro non ho nessuna chance di essere accettato, figuriamoci di essere capito. combattete per un pò con l’istinto occidentale di essere coinvolti personalmente nelle catastrofi umanitarie e siate esigenti con la vostra capacità di estrapolare l’essenziale dal superfluo. non sono qui a dirvi che uccidere gli ebrei è uno spasso o che mettere su una dittatura è la soluzione ai problemi di questo enorme pezzo di terra che si autodefinisce Europa come fa un bambino quando dice di essere diventato grande. dico che nella dichiarazione del Der Spiegel c’è nostalgia: c’è la nostalgia di un preciso momento storico in cui la volontà popolare riusciva ancora a cambiare lo stato delle cose. siamo sinceri con noi stessi: ricordare uno sterminio di uomini e donne non ci allontana minimamente dalla possibilità di incappare in una nuova e peggiore tragedia di quel genere. se leggessimo il giorno della memoria come un’opportunità? l’appuntamento con il ricordo non è diretto solo a milioni di innocenti che una rivoluzione ha mandato a morire, ma la memoria di cui parliamo è la memoria di noi stessi, quella parte di noi che fa difficoltà a venire fuori oggi e di cui avremmo tanto bisogno. ogni anno siamo portati a riflettere su come il sovvertimento del sistema non sia un concetto donatoci da Hollywood ma che al contrario è la stessa macchina capitalistica ha recintare il nostro istinto naturale al cambiamento, all’era glaciale, dentro un Blockbuster da affittare e riportare indietro per non correre il rischio di essere assimilato. non è forse vero che uno sbaglio, qualsiasi sbaglio, è una cosa che parte bene per poi finire male? alla base del movimento nazista c’è quella scintilla che ha reso possibile il completo rovesciamento dello status quo e che quindi non può e non deve essere definito come codardo. folle, antidemocratico, illiberale, crudele, razzista, efferato, sadico ma non codardo. codardo è lasciare che la cultura occidentale rosicchi il tuo diritto di scegliere fino ad annullare qualsiasi punto di riferimento che non sia il denaro. codardo e imperdonabile sarebbe continuare a considerare maligna la fiducia nelle proprie idee perchè a questo serve la memoria che loro puntualmente ci invitano a riportare attuale: seguire un’idea e perseguire uno scopo ti porterà alla rovina. la nostalgia del Der Spiegel, come la capricciosa reazione del Giornale, sono richieste d’aiuto da parte di due improbabili servi del dispositivo di equilibrio tra reazione e consenso che sembra oramai regolare tutti i rapporti tra politica e soggetto civile. la voce degli stessi lacchè del dispositivo ora si fa cristallina e sembra proprio dire: “dove sono finiti gli uomini con le idee?”. ed è quello che mi chiedo anche io oggi riducendomi a rimpiangere le grandi rivoluzioni culturali che sono alla base delle dittature moderne. se potessi racchiudere in una provetta la spinta reazionaria che quegli uomini diedero alle proprie idee lo farei subito, senza esitare un istante. dunque ancora una volta mi ritrovo a disprezzare la società su cui ho fondato tutto il mio benessere materiale? la risposta è si, e mi faccio una gran pena.](http://24.media.tumblr.com/tumblr_lyibf274Im1qatcj1o1_500.jpg)
generalmente non tratto d’attualità onde evitare noiosi sproloqui senza spessore di cui ne sono pieni giornali, blog, televisioni e tutto quello che riguarda il mondo dei media. nonostante ciò c’è da dire che la dichiarazione del Der Spiegel (testata tedesca) sui fatti della crociera bla bla bla mi ha fatto sentire ad un passo da una verità.
«con noi certe cose non accadono perchè a differenza degli italiani siamo una razza»
[cit. Der Spiegel]
uuh quanta verità c’è qui dentro. uuh quanto mi sento friggere dentro. uuh che incontrollabile fremito sta attraversando ora il mio corpo. devo calmarmi altrimenti rischierò di sbagliare la cosecutio temporum e le mie elucubrazioni non avranno più il minimo senso perchè scritte male. vado a farmi un tè. ma quale tè? poi mi schizza la pressione, faccio un casino. niente tè.
torniamo a noi: stizzito per le dichiarazioni tedesche Il Giornale (testata italiana) ha controbattuto scagliando addosso a tutto il popolo tedesco il famigerato anatema che li rincorrerà per l’eternità: l’anatema nazista. citando testualmente il giornale italiano si procede così:
«Il settimanale Der Spiegel ci definisce un popolo di codardi perchè “gli italiani non sono una razza”. Loro si, invece, e lo hanno dimostrato con Hitler»
a parte le disdicevoli sembianze che il giornalismo contemporaneo da ad un tema così importante facendolo sembrare un battibecco isterico tra laziali e romanisti, nella reazione allergica del Giornale c’è un altro paio di verità, nascoste si, ma pur sempre verità. c’è comunque da dire che se non fosse per i subbugli classisti degli ultimi mesi probabilmente queste dichiarazioni si sarebbero neutralizzate nell’atmosfera come un cattivo odore all’aria aperta, ma io come te, come lui e come lei, siamo vittime coinvolte dall’attualità, dalla notizia, dal criterio semantico del termine inglese “news” - “nuo-vità”. il lavoro che dobbiamo cercare di fare è un operazione che a noi ultime generazioni non viene richiesto molto spesso: riflettere. comincerò formulando un pensiero che dovete promettermi di capire. come si fa a definire codarda una rivoluzione strutturale del sistema delle cose? ora se mi concedete di sostituire “una rivoluzione strutturale del sistema delle cose” con “movimento nazista” vi farò non poco innervosire. sento che il vostro pensiero si sta già rifugiando nello Schindler’s List di Spielberg, ecco, se così fosse io inviterei tutti quelli che hanno ceduto alla sindrome del Diario di Anna Frank dall’abbandonare questa lettura, immediatamente, perchè con loro non ho nessuna chance di essere accettato, figuriamoci di essere capito. combattete per un pò con l’istinto occidentale di essere coinvolti personalmente nelle catastrofi umanitarie e siate esigenti con la vostra capacità di estrapolare l’essenziale dal superfluo. non sono qui a dirvi che uccidere gli ebrei è uno spasso o che mettere su una dittatura è la soluzione ai problemi di questo enorme pezzo di terra che si autodefinisce Europa come fa un bambino quando dice di essere diventato grande. dico che nella dichiarazione del Der Spiegel c’è nostalgia: c’è la nostalgia di un preciso momento storico in cui la volontà popolare riusciva ancora a cambiare lo stato delle cose. siamo sinceri con noi stessi: ricordare uno sterminio di uomini e donne non ci allontana minimamente dalla possibilità di incappare in una nuova e peggiore tragedia di quel genere. se leggessimo il giorno della memoria come un’opportunità? l’appuntamento con il ricordo non è diretto solo a milioni di innocenti che una rivoluzione ha mandato a morire, ma la memoria di cui parliamo è la memoria di noi stessi, quella parte di noi che fa difficoltà a venire fuori oggi e di cui avremmo tanto bisogno. ogni anno siamo portati a riflettere su come il sovvertimento del sistema non sia un concetto donatoci da Hollywood ma che al contrario è la stessa macchina capitalistica ha recintare il nostro istinto naturale al cambiamento, all’era glaciale, dentro un Blockbuster da affittare e riportare indietro per non correre il rischio di essere assimilato.
non è forse vero che uno sbaglio, qualsiasi sbaglio, è una cosa che parte bene per poi finire male? alla base del movimento nazista c’è quella scintilla che ha reso possibile il completo rovesciamento dello status quo e che quindi non può e non deve essere definito come codardo. folle, antidemocratico, illiberale, crudele, razzista, efferato, sadico ma non codardo. codardo è lasciare che la cultura occidentale rosicchi il tuo diritto di scegliere fino ad annullare qualsiasi punto di riferimento che non sia il denaro. codardo e imperdonabile sarebbe continuare a considerare maligna la fiducia nelle proprie idee perchè a questo serve la memoria che loro puntualmente ci invitano a riportare attuale: seguire un’idea e perseguire uno scopo ti porterà alla rovina. la nostalgia del Der Spiegel, come la capricciosa reazione del Giornale, sono richieste d’aiuto da parte di due improbabili servi del dispositivo di equilibrio tra reazione e consenso che sembra oramai regolare tutti i rapporti tra politica e soggetto civile. la voce degli stessi lacchè del dispositivo ora si fa cristallina e sembra proprio dire: “dove sono finiti gli uomini con le idee?”. ed è quello che mi chiedo anche io oggi riducendomi a rimpiangere le grandi rivoluzioni culturali che sono alla base delle dittature moderne. se potessi racchiudere in una provetta la spinta reazionaria che quegli uomini diedero alle proprie idee lo farei subito, senza esitare un istante. dunque ancora una volta mi ritrovo a disprezzare la società su cui ho fondato tutto il mio benessere materiale?
la risposta è si, e mi faccio una gran pena.


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![in mega ritardo. c’è più connessione in Kenya.
MI MUOVO VERSO OVEST (#14) - lasciatemi spendere due parole sul ragazzo che ci guida da ormai diciotto giorni in quello che sarà ricordato come la cosa più tosta che io abbia mai fatto. il ragazzo è un tipo biondo cenere di vent’anni e ha la tipica aria da sallucchione del Nord Est con l’espressione di chi ha passato i suoi ultimi 5 anni a farsi le seghe in pigiama davanti alle reclame degli attrezzi per perdere peso (quelli in cui c’è la figa sul tapirulan che ride mentre una macchina gli schiaffeggia i glutei). se pensate che io stia descrivendo me stesso allora non avete capito che tipo è questo. appena lo incontriamo ad Uzgorod, in Ucraina, il ragazzo si presenta così: “ciao, ho vent’anni, ho il [censura], ho appena divorziato e mio padre è il produttore di Pink”. vorrei fare una precisazione che vale per tutti gli interventi che ho scritto fino ad oggi: ho visto troppe cose nella vita per potermi permettere di raccontare cazzate, questo sia ben chiaro, quindi vi consiglio di prendere per vero tutto quello che leggete. dove ero rimasto. dopo i primi i giorni in cui generalmente gli sconosciuti si studiano comincio subito a fare delle valutazioni interne. a me sembra un pezzo di coglione, penso dentro di me, e il tipo non sembra intenzionato a smentirmi, anzi. in poco meno di venti giorni colleziona una serie di fallimenti e ritardi che neanche la peggiore delle malattie potrebbe giustificare. come non citare la sua celeberrima “ragazzi datemi immediatamente 700 euro altrimenti gli sbirri vi mettono in prigione”, oppure “ragazzi datemi 1000 rubli altrimenti gli sbirri vi ficcano l’erba nelle valige per poi dire che è vostra”, o anche “ragazzi non preoccupatevi, mio padre (che intanto da produttore di Pink è diventato un noto politico ucraino) conosce il poliziotto che ci ha fatto la multa, riavrete i vostri soldi al più presto”. e fidatevi quando vi dico che potrei continuare per ore e ore ma poi finirei per risultare un acido del cazzo quando invece voglio solo farvi divertire. il ragazzo ne colleziona uno al giorno di questi strike e in poco più di una settimana diventa il nostro beniamino. il suo apice l’ho già raccontato in un post precedente: noi, di notte in furgone, dopo un party sovietico che cerchiamo di tornare a casa perché lui è troppo ubriaco per ricordarsi dove è il nostro appartamento, io che canticchio un motivetto per farlo uscire di testa, lui che di rimando sa solo risponderci “I don’t remembeeeeer” per poi scappare dal furgone ogni qualvolta ci fermiamo ad un semaforo. un bambino. che per carità a vent’anni hai tutto il sacrocazzo diritto di fare il bambino, ma ti prego, ti prego fallo a casa tua ti viene da pensare. ma torniamo al suo aspetto esteriore (credo molto nella fisiogniomica). il ragazzo si lava ogni cinque giorni come è usanza qui nelle terre di Mordor. ha la barba che va di moda nell’europa dell’Est anche se il primo a portarla fu il grande Ahmadinejad, quella non lunghissima ma che copre solo la parte inferiore del viso, con baffi e gran parte delle guance rase. dopo la seconda settimana il ragazzo smette di vestire i jeans e passa al pezzo sotto del pigiama il quale è ormai diventato un bijou dopo un mese di tour negli inferi: croste di liquido seminale e orina costellano la stoffa azzurra come fosse la volta celeste in un notte di mezza estate. porta con se una valigia enorme, verde militare, piena zeppa di magliette degli Helia, i quali poveracci sono rimasti senza merch. quindi dicevamo: t-shirts della band, un jeans (che non vedo ormai da giorni) e due paia di calzini. rileggete quante cazzo di volte volete ma quel due non diventerà un 5, ne un 10, ne un 15. rimarrà due. nel van gli abbiamo affibbiato, ovviamente, il posto più scomodo, in prima fila, quello tra il driver e il sedile destro vicino al finestrino. il ragazzo, proprio perché è una persona irritante, dopo mezz’ora di viaggio (e intendo ogni viaggio) si spalma sul cruscotto mettendoci le gambe e i piedi (scalzi) sopra. tu, che sei all’angolo destro, non puoi far altro che sottostare al suo bisogno costante di comodità e riposo oltre a quello di esibire a tutti i costi i suoi calzini color catarro. con se porta sempre una mucca peluche che usa come cuscino e molto probabilmente come scop-amica. si perché di figa a forza di non lavarsi non ne vede molta. anzi, non ne vede proprio per niente (amico, hai il [censura] mica l’AIDS!). devo dire che ha reso il mio viaggio un bel dito su per il culo e gli auguro di non lavorare più, o meglio, di imparare il mestiere del tour manager (mestiere tra i più complicati) e poi di riproporsi a qualche band di morti di fame del suo paese natale. è un vaso di Pandora di cazzate a cui ormai non crede più nessuno. il problema è che quando ti ritrovi a vivere a stretto contatto con delle persone per un lungo periodo di tempo non puoi permetterti di avere vicino i compagni sbagliati perché anche il minimo difetto di uno di quest’ultimi può diventare la causa della tua follia. bisogna essere omogenei, lisci e delicati, come se ci fosse un legame di sangue vero e proprio. questo noi lo sappiamo bene, ne vale la nostra sopravvivenza. è certo che il ragazzo leggerà tutto questo, il che mi rende libero, felice e più leggero come dopo lo stronzo pasquale. mentre scrivo il Dottor Pasternak guida veloce verso Vologda, dove ci arrivano voci di un freddo glaciale. io indosso la mia calzamaglia la quale dovrebbe proteggermi per bene dagli attacchi del Generale Inverno. ho cominciato ad avere gli incubi la notte, forse perché non mangio frutta e mi manca la pasta.](http://24.media.tumblr.com/tumblr_lj0u8tVoGD1qatcj1o1_400.jpg)
